In questa pagina, Medici per la Pace pubblicherà gli aggiornamenti ricevuti dai partner presenti sul campo in Nepal, verificando l’attendibilità delle informazioni ricevute tenuto conto il contesto di intervento estremamente instabile.
Foto: PRABIN RANABHAT/Getty Images
Aggiornamento del 12 ottobre 2026 ore 13:00
A oltre sei settimane dalla devastante alluvione che ha colpito il Nepal il 26 agosto, l’emergenza continua a segnare profondamente la vita di migliaia di persone. La fase delle ricerche attive si è ufficialmente conclusa, ma per le famiglie coinvolte la tragedia è tutt’altro che finita: restano i lutti, le persone disperse, le abitazioni distrutte e un futuro ancora incerto.
Secondo i dati comunicati dalle autorità nepalesi il 5 ottobre, il disastro ha provocato almeno 1.455 morti, mentre 5.285 persone risultano ancora disperse. Sono state soccorse 13.795 persone.
Il bilancio resta segnato da una dolorosa incertezza: dietro il numero dei dispersi ci sono famiglie che attendono ancora notizie dei propri cari e che non hanno potuto dare una conclusione certa alla propria ricerca. Le autorità stanno valutando le procedure necessarie per consentire ai familiari di ottenere il riconoscimento legale del decesso dei propri congiunti, indispensabile anche per affrontare pratiche assicurative e amministrative.
Il 5 ottobre il governo ha annunciato la fine delle operazioni di ricerca e soccorso su larga scala, spostando l’attenzione verso il recupero di eventuali resti e la riabilitazione delle comunità colpite.
Nelle settimane successive alla catastrofe, le condizioni di accesso ad alcune aree colpite sono lentamente migliorate. La diminuzione delle piogge ha reso meno fangose alcune strade verso Rasuwa, facilitando gli spostamenti e il raggiungimento delle comunità.
Questo miglioramento, tuttavia, non cancella le conseguenze umane del disastro. Molte persone hanno lasciato i villaggi d’origine e raggiunto Kathmandu, dove diversi monasteri, insieme al supporto di Medici per la Pace e dei partner locali, stanno offrendo ospitalità, cibo e riparo agli sfollati. La perdita di familiari, abitazioni e mezzi di sostentamento continua a pesare sulla vita quotidiana delle persone sopravvissute.
L’alluvione ha danneggiato gravemente le infrastrutture essenziali del Paese. Strade, ponti, terreni agricoli e insediamenti sono stati travolti dalla piena, isolando alcune località e rendendo più difficili gli interventi di assistenza.
Con la conclusione delle operazioni di ricerca su larga scala, la priorità diventa garantire assistenza continuativa alle famiglie che hanno perso la casa e i mezzi di sostentamento. Cibo, acqua potabile, ripari sicuri e assistenza sanitaria restano fondamentali. Altrettanto importante è il sostegno psicologico, soprattutto per i bambini e per chi ha perso genitori, figli o altri familiari.
La ricostruzione non potrà limitarsi a riparare strade e abitazioni: sarà necessario accompagnare le persone nel difficile percorso di recupero della stabilità, della sicurezza e della fiducia nel futuro.
A oltre un mese dal disastro, il Nepal ha ancora bisogno della solidarietà della comunità internazionale. La fine delle ricerche attive non significa la fine dell’emergenza, ma l’inizio di una fase lunga e complessa, nella quale le comunità avranno bisogno di sostegno concreto.
Dietro ogni dato ci sono persone, famiglie e storie che non possono essere dimenticate. Ci sono genitori che cercano i propri figli, bambini che devono ricominciare senza i propri cari e famiglie che hanno perso tutto ciò che avevano costruito.
Continuare a sostenere la popolazione colpita significa contribuire alla ricostruzione delle abitazioni, al ripristino dei servizi essenziali e alla tutela delle persone più fragili.
Il Nepal ha davanti una lunga strada per rialzarsi. La solidarietà e la vicinanza alle comunità colpite restano fondamentali perché nessuno sia lasciato solo in questo percorso.
Medici per la Pace, insieme a tutti i suoi generosi sostenitori, rimane dalla parte di coloro che hanno vissuto in prima persona questa immensa tragedia.
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Aggiornamento del 30 settembre 2026 ore 13:00
In Nepal la nuova fase di maltempo ha colpito un territorio ancora profondamente segnato dalla tragedia del 26 agosto, aggravando le condizioni degli sfollati, rallentando le operazioni di recupero e mettendo nuovamente sotto pressione strade, versanti e corsi d’acqua.
Le precipitazioni sono diventate intense e persistenti a partire dal 24 settembre e, secondo il National Disaster Risk Reduction and Management Authority del Nepal, le piogge hanno provocato centinaia di episodi di allagamento, frane e altri dissesti in tutto il Nepal. Il bilancio nazionale della nuova ondata, aggiornato al 29 settembre, parlava di 27 morti e quattro dispersi in 542 eventi.
A Nuwakot, i campi temporanei che ospitano gli sfollati si sono trasformati in terreno fangoso; l’acqua è penetrata nelle tende, bagnando coperte, vestiti e scorte. Per molte famiglie, già private della casa il 26 agosto, la pioggia ha significato quindi una nuova emergenza quotidiana. Il freddo e l’umidità hanno accresciuto le preoccupazioni soprattutto per bambini, anziani, neonati e persone malate.
A Rasuwa il quadro è leggermente diverso. Le autorità distrettuali hanno riferito che le nuove precipitazioni non hanno provocato, nei principali centri di accoglienza, danni paragonabili a quelli temuti. Ma il problema strutturale rimane: strade e ponti distrutti il 26 agosto continuano a limitare i collegamenti, mentre molte comunità dipendono ancora dagli aiuti.
L’obiettivo ora è di impedire che un episodio di forte maltempo trasformi un territorio già devastato in una nuova emergenza umanitaria. Il maltempo degli ultimi giorni ha quindi agito soprattutto come moltiplicatore della vulnerabilità: ha reso più difficili gli spostamenti, ha ostacolato la distribuzione degli aiuti e ha aumentato il rischio di ulteriori frane e innalzamenti dei fiumi.
Il Nepal entra così nella fase finale della stagione monsonica con una doppia sfida: evitare nuovi disastri mentre tenta di ricostruire un territorio che non ha ancora avuto il tempo di riprendersi dal precedente.
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Aggiornamento del 22 settembre 2026 ore 12:00
A quasi un mese dalla devastante alluvione che ha colpito il Nepal, l’emergenza umanitaria non è ancora terminata. Le comunità maggiormente colpite, in particolare nel distretto di Rasuwa, stanno affrontando le conseguenze di una catastrofe che ha distrutto abitazioni, infrastrutture e mezzi di sostentamento, lasciando migliaia di persone senza casa e separate dai propri familiari.
Secondo l’ultimo aggiornamento pubblicato dalle autorità nepalesi, al 21 settembre risultano 1.411 vittime e 5.875 persone ancora disperse. Sono state invece 13.784 le persone soccorse, mentre oltre 20.900 operatori delle forze di sicurezza sono stati mobilitati nelle operazioni di ricerca, soccorso e assistenza.
La situazione è particolarmente grave nei distretti di Rasuwa e Nuwakot, dove risultano rispettivamente 3.513 e 1.836 persone disperse secondo l’ultimo quadro ufficiale disponibile.
Con il passare dei giorni alcune condizioni logistiche stanno lentamente migliorando. La diminuzione delle precipitazioni ha reso più praticabili alcune strade verso Rasuwa, che nei giorni immediatamente successivi alla catastrofe erano ricoperte di fango e detriti.
Ma il miglioramento dei collegamenti non significa che l’emergenza sia finita. Molte delle persone sopravvissute hanno perso familiari, abitazioni e fonti di reddito.
Per molte famiglie la fase più difficile è iniziata dopo la fine dell’ondata di piena. Le persone che sono riuscite a mettersi in salvo devono ora affrontare la perdita delle proprie case, l’assenza di beni personali e, in molti casi, l’impossibilità di rientrare nei villaggi di origine.
Le autorità hanno predisposto diversi centri di accoglienza. Al 21 settembre risultavano 1.342 persone ospitate in 24 centri, tra Rasuwa, Dhading e Nuwakot.
Come già anticipato nei precedenti aggiornamenti, la piena ha provocato danni enormi alle infrastrutture del Paese. Nel corridoio colpito sono state distrutte o gravemente danneggiate strade e numerosi ponti, rendendo difficili sia le operazioni di soccorso sia la distribuzione degli aiuti.
Particolarmente colpito è stato il settore idroelettrico. Secondo le prime valutazioni, 12 impianti idroelettrici sono stati distrutti, mentre altre strutture sono state danneggiate.
La quantità di detriti accumulata nelle aree colpite rende inoltre molto complessa la ricostruzione. Secondo una stima preliminare citata da Reuters, circa 2,2 milioni di tonnellate di detriti si sono accumulati nelle zone devastate.
Oggi la priorità non è più soltanto salvare le persone rimaste intrappolate, ma garantire alle comunità sopravvissute cibo, acqua, riparo, assistenza sanitaria e sostegno psicologico, accompagnandole nella ricostruzione.
La perdita di familiari, abitazioni e mezzi di sostentamento avrà conseguenze che dureranno a lungo. Particolare attenzione dovrà essere dedicata ai bambini e alle persone più vulnerabili, che si trovano a vivere una situazione di profondo trauma e precarietà.
La risposta all’emergenza dovrà quindi proseguire anche nei prossimi mesi, con interventi rivolti alla ricostruzione delle abitazioni, al ripristino delle infrastrutture e dei servizi essenziali e al sostegno delle famiglie che hanno perso i propri mezzi di sussistenza.
A quasi un mese dal disastro, il Nepal continua ad avere bisogno di aiuto.
Dietro i numeri del bilancio ci sono migliaia di storie personali: persone che cercano i propri familiari, famiglie che hanno perso la propria casa e comunità che devono ricostruire la propria vita praticamente da zero.
La fase dell’emergenza immediata lascia ora spazio a una lunga fase di assistenza e ricostruzione. Continuare a sostenere le popolazioni colpite significa contribuire a garantire loro non soltanto un riparo e beni di prima necessità, ma anche la possibilità concreta di tornare a vivere e ricostruire il proprio futuro.
Per questo motivo, non si ferma la raccolta fondi di emergenza organizzata da Medici per la Pace a sostegno degli sforzi che i partner locali stanno facendo. Puoi donare con un bonifico a:
Medici per la Pace ODV
IBAN: IT 15 O 03069 09606100000165785
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Causale: Emergenza alluvione Nepal
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Aggiornamento del 14 settembre 2026 ore 10:00
A quasi tre settimane dalla devastante alluvione che ha colpito il Nepal settentrionale, il Paese continua a fare i conti con una delle peggiori catastrofi naturali della sua storia recente. Le operazioni di soccorso e ricerca proseguono tra difficoltà enormi, mentre migliaia di famiglie hanno perso la casa, i propri mezzi di sostentamento e l’accesso ai servizi essenziali.
La tragedia ha avuto origine il 26 agosto 2026, quando il collasso di un ghiacciaio nell’area himalayana al confine tra Nepal e Tibet ha provocato una gigantesca ondata di acqua, fango e detriti. Le inondazioni hanno devastato vallate, villaggi e infrastrutture, travolgendo anche diversi impianti idroelettrici e interrompendo importanti collegamenti stradali.
Una testimonianza diretta dai nostri partner restituisce la dimensione umana della tragedia. Sebbene le condizioni delle strade verso Rasuwa siano migliorate grazie alla diminuzione delle piogge, la popolazione continua a vivere le conseguenze più dolorose del disastro, tra sfollamento, perdita delle abitazioni e lutto per i propri cari.
La strada verso Rasuwa è migliorata rispetto all’ultima volta. Negli ultimi giorni ha piovuto meno e il percorso non è più fangoso come prima. (…) Dal punto di vista delle vittime, la situazione è particolarmente drammatica: ogni persona sopravvissuta ha perso almeno un familiare.
Secondo gli ultimi aggiornamenti disponibili, il bilancio complessivo della catastrofe in Nepal e nella regione tibetana supera le 1.300 vittime. Migliaia di persone risultano ancora disperse, mentre circa 900 lavoratori impiegati nei progetti idroelettrici sono stati coinvolti direttamente dall’emergenza.
Le operazioni di ricerca restano particolarmente complesse a causa della presenza di fango, rocce e detriti che hanno ostruito strade e tunnel. Alcuni sopravvissuti sono stati estratti dopo giorni trascorsi intrappolati sottoterra, offrendo momenti di speranza in mezzo a una tragedia di proporzioni enormi.
Le conseguenze dell’alluvione vanno ben oltre il numero delle vittime. Migliaia di abitazioni sono state distrutte o gravemente danneggiate e intere comunità si trovano isolate.
Particolarmente colpito è il settore dell’energia idroelettrica, fondamentale per l’economia e l’approvvigionamento energetico del Nepal. Oltre dodici impianti idroelettrici sono stati danneggiati o distrutti, causando gravi ripercussioni sulla produzione e sulla distribuzione dell’elettricità.
Anche scuole, strade, ponti e strutture sanitarie hanno subito danni significativi. Per molte famiglie, l’emergenza non si conclude con il ritiro delle acque: inizia ora una lunga fase di ricostruzione e di ritorno alla normalità.
Tra le persone più vulnerabili ci sono i bambini, che hanno vissuto direttamente la perdita delle proprie case, dei familiari e dei punti di riferimento quotidiani.
I nostri partner presenti sul territorio segnalano un crescente disagio psicologico tra i minori, con paura, difficoltà nel dormire e forte senso di insicurezza. Oltre agli aiuti materiali, sarà quindi fondamentale garantire supporto psicologico, protezione dell’infanzia e continuità educativa.
Per questo motivo, non si ferma la raccolta fondi di emergenza organizzata da Medici per la Pace a sostegno degli sforzi che i partner locali stanno facendo. Puoi donare con un bonifico a:
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Causale: Emergenza alluvione Nepal
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Aggiornamento del 9 settembre 2026 ore 10:00
A distanza di giorni dalla devastante alluvione che ha colpito il Nepal, l’emergenza rimane drammatica. Le operazioni di soccorso e assistenza proseguono senza sosta, mentre le autorità e i soccorritori sono ancora impegnati nella ricerca delle migliaia di persone disperse.
L’ultimo bilancio disponibile del National Disaster Risk Reduction and Management Authority del Nepal è di 1.367 persone morte, 6.676 ferite e 5.132 ancora disperse. Finora, le operazioni di soccorso hanno permesso di portare in salvo 13.646 persone.
Le squadre di soccorso continuano a operare anche nelle aree più difficili da raggiungere. Particolarmente complesse sono le ricerche all’interno dei tunnel degli impianti idroelettrici, dove si teme possano trovarsi persone rimaste intrappolate.
A Chilime, i soccorritori sono riusciti ad avanzare per 115 metri all’interno del tunnel, mentre a Upper Trishuli-1 le operazioni hanno raggiunto i 400 metri. Al momento, tuttavia, non sono stati effettuati nuovi ritrovamenti.
Nel frattempo, prosegue anche il delicato lavoro di identificazione delle vittime. 102 salme già identificate sono state restituite alle rispettive famiglie, mentre nel distretto di Rasuwa è iniziata la raccolta di campioni di DNA, che potrà contribuire a rendere più rapida e precisa l’identificazione delle persone ancora disperse.
L’alluvione ha provocato danni ingenti alle infrastrutture, interrompendo collegamenti fondamentali per raggiungere le comunità colpite e portare aiuti.
Sulla Prithvi Highway, una delle principali arterie stradali del Paese, sono in corso i lavori per l’apertura di un nuovo tracciato. Sul fiume Tadi, invece, è iniziata l’installazione di un ponte di 60 metri, con l’obiettivo di ripristinare quanto prima i collegamenti interrotti.
Il ripristino della viabilità rappresenta una delle priorità anche per consentire la distribuzione di beni essenziali e garantire l’accesso ai servizi sanitari nelle zone maggiormente isolate.
Parallelamente continuano gli interventi per ripristinare l’elettricità e assicurare la disponibilità di carburante, indispensabili per il funzionamento dei servizi di emergenza e per la ripresa delle attività quotidiane.
La situazione resta quindi estremamente complessa. Alle perdite umane si aggiungono la distruzione di abitazioni e infrastrutture, l’interruzione dei collegamenti e le difficoltà nell’accesso ai beni e ai servizi essenziali.
Medici per la Pace continua a mantenere i contatti con i partner locali, impegnati nelle aree colpite, per monitorare l’evoluzione dell’emergenza e individuare le necessità più urgenti delle comunità. Nelle prossime settimane sarà fondamentale sostenere non solo le operazioni di soccorso, ma anche la fase di ripristino e di ripresa delle popolazioni colpite.
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Aggiornamento del 4 settembre 2026 ore 10:00
Secondo gli ultimi dati disponibili e pubblicati dal National Disaster Risk Reduction and Management Authority del Nepal, sono 1.259 i corpi recuperati, 5.083 le persone disperse ed oltre 12.000 quelle tratte in salvo. Proseguono le operazioni di ricerca nelle aree più isolate, rese difficilmente raggiungibili dalla distruzione di strade e ponti.
Le riprese sono state effettuate e condivise dal sindaco della municipalità di Gosaikunda nel distretto di Rasuwa, che risulta ancora oggi irraggiungibile da terra. La parte inferiore del villaggio è stata completamente distrutta, con un numero ancora imprecisato di vittime e di feriti e danni incalcolabili alle infrastrutture.
Medici per la Pace, insieme ai partner ed alle istituzioni locali, sta organizzando il proprio intervento in questo distretto e la comunità di Dhunche, nella municipalità di Gosaikunda, sarà la principale base operativa, medica e logistica.
Come già anticipato, Dhunche fungerà da principale base operativa per il team medico, consentendo lo stoccaggio e la gestione di alimenti, medicinali e beni di prima necessità, nonché l’erogazione dell’assistenza sanitaria e, ove necessario, il trasferimento dei pazienti verso le strutture sanitarie di riferimento. La base sarà inoltre utilizzata per coordinare e organizzare la distribuzione degli aiuti alle comunità più isolate, garantendo anche le attività di “ultimo miglio” nelle aree non raggiungibili con i veicoli.
Continua la raccolta fondi di emergenza organizzata da Medici per la Pace a sostegno degli sforzi che i partner locali stanno facendo. Puoi donare con un bonifico a:
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Causale: Emergenza alluvione Nepal
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Aggiornamento del 2 settembre 2026 ore 12:00
A una settimana dall’alluvione che ha colpito il Nepal al confine con il Tibet, l’emergenza resta drammatica. Secondo gli ultimi dati disponibili e pubblicati dal National Disaster Risk Reduction and Management Authority del Nepal, sono 1.118 i corpi recuperati, 3.916 le persone disperse e 11.993 quelle tratte in salvo. Proseguono le ricerche nelle aree più isolate, rese difficilmente accessibili dalla distruzione di strade e ponti.
Medici per la Pace sta organizzando il proprio intervento nel distretto di Rasuwa, una delle zone maggiormente colpite. La comunità di Dhunche, nella municipalità di Gosaikunda, sarà la principale base operativa, medica e logistica.
Da Dhunche verranno organizzati il campo-base del team medico, lo stoccaggio di alimenti, medicinali e beni essenziali, l’assistenza sanitaria e l’eventuale trasferimento dei pazienti verso le strutture di riferimento. La base consentirà inoltre di organizzare la distribuzione degli aiuti verso le comunità più isolate, anche attraverso interventi di “ultimo miglio”, dove i veicoli non possono arrivare.
Medici per la Pace è in costante contatto con i partner locali, tra cui il Benchen Free Clinic, per valutare i bisogni e indirizzare gli aiuti dove sono maggiormente necessari.
Non si ferma la raccolta fondi di emergenza organizzata da Medici per la Pace a sostegno degli sforzi che i partner locali stanno facendo. Puoi donare con un bonifico a:
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Causale: Emergenza alluvione Nepal
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Aggiornamento del 28 agosto 2026 ore 12:00
Dopo il violento evento alluvionale che il 26 agosto ha interessato il distretto di Rasuwa, in Nepal, la situazione rimane ancora estremamente critica: nelle prime ore del giorno 28 agosto le autorità hanno lanciato un nuovo allarme per il cedimento di un lago artificiale originatosi a monte delle aree colpite dalla prima ondata di piena. Il deflusso dell’acqua è stato fortunatamente meno devastate rispetto al primo episodio, ma ha contribuito a peggiorare ulteriormente l’alta instabilità idro-geologica dell’area. Per questo motivo risultano particolarmente complesse le operazioni di soccorso, e migliaia di persone scampate al disastro – molte delle quali gravemente ferite – rimangono tutt’ora isolate sui fianchi delle vallate che circondano l’area del sistema fluviale Bhote Koshi–Trishuli.
Un primo rilievo effettuato dal Governo nepalese dipinge un quadro complesso: l’onda di piena, giunta inaspettata, ha dato a pochissime persone il tempo di cercare rifugio e, nel suo passaggio, ha distrutto 35 ponti carrozzabili e 45 ponti sospesi, erodendo oltre 40 chilometri della Pasang Lhamu Highway, la principale strada che nell’area collega il Nepal con la Cina. Anche 4 centrali idroelettriche, che fornivano circa l’8% dell’energia utilizzata in Nepal, sono state distrutte. I dati in termini di perdite di vite umane sono ancora in aggiornamento: gli ultimi bollettini del 28 agosto (ore 12:00) parlano di oltre 540 morti e oltre 1000 dispersi: entrambe le stime sono tuttavia destinate a salire drammaticamente.
In Nepal, le organizzazioni con le quali Medici per la Pace collabora da oltre 15 anni sono da due giorni impegnate nella raccolta e analisi delle necessità urgenti delle popolazioni colpite. Le organizzazioni partner sono attive nei distretti interessati dall’evento: nel distretto di Nuwakot, dove lo scorso anno Medici per la Pace ha svolto numerosi campi mobili ginecologici e odontoiatrici a favore delle comunità più isolate e svantaggiate, l’ondata di piena ha distrutto strade, scuole e numerose abitazioni. Non sono ancora disponibili dati certi sul numero di morti e feriti nell’area.
I partner, in contatto costante con Medici per la Pace, hanno condiviso una lista di bisogni prioritari rilevati in loco:
- Beni alimentari: la maggior parte delle famiglie delle aree colpite ha perso le proprie scorte alimentari oltre che gli utensili da cucina e altri articoli domestici essenziali. Le priorità immediate includono l’allestimento di mense comunitarie e la distribuzione di pasti pronti al consumo, seguiti dalla distribuzione di razioni alimentari a lunga conservazione una volta che l’accesso alle aree colpite e la riorganizzazione delle catene di approvvigionamento miglioreranno. È prioritaria anche la distribuzione di integratori nutrizionali a donne in gravidanza e in allattamento e ai neonati e bambini.
- Materiali da costruzione e articoli domestici essenziali: la maggior parte delle famiglie è attualmente priva di un alloggio adeguato ed esposta alla pioggia e al freddo. Le necessità immediate comprendono la distribuzione di teloni, coperte, materassini e altri materiali necessari all’allestimento di rifugi di emergenza. Inoltre, con l’avvicinarsi dell’inverno, l’altitudine elevata di alcune aree colpite e il calo delle temperature richiederanno anche sostegno per l’adeguamento dei rifugi alle condizioni invernali (materiali isolanti, coperte e indumenti caldi).
- Acqua e igiene: l’accesso all’acqua potabile sicura è attualmente una delle principali preoccupazioni. Le priorità includono la fornitura di acqua potabile, l’allestimento di servizi igienici temporanei, la distribuzione di prodotti per l’igiene personale con una particolare attenzione all’igiene infantile e femminile.
- Assistenza sanitaria e sostegno psicosociale: l’area colpita sta affrontando una grave crisi sanitaria aggravata dalle estreme difficoltà di comunicazione e coordinamento. L’ospedale Chakradev di Nuwakot, per esempio, dispone attualmente di sole tre ambulanze, mentre si stima che ne occorrano almeno dieci per far fronte alle esigenze sanitarie di emergenza. La mancanza di elettricità e l’interruzione delle telecomunicazioni stanno ulteriormente compromettendo il coordinamento. Nella fase emergenziale e post-emergenziale, saranno importanti anche il sostegno psicosociale e l’assistenza psicologica, in particolare per i bambini, le famiglie che hanno perso i propri cari e le persone che hanno subito gravi traumi psico-fisici.
- Ripresa iniziale: le priorità per la ripresa iniziale includono la rimozione delle macerie, il ripristino delle strade di accesso e dei servizi di base e il sostegno alle famiglie colpite, affinché possano riprendere le attività lavorative fondamentali per la loro sussistenza.
Medici per la Pace ha deciso di avviare una raccolta fondi a sostegno degli sforzi che i partner locali stanno facendo: le donazioni ricevute verranno interamente destinate ad acquistare beni alimentari, prodotti per l’igiene personale, kit di primo soccorso e beni di prima necessità da distribuire alle popolazioni delle comunità più colpite.
È possibile partecipare alla raccolta fondi con un bonifico a:
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