Via Giovanni Cotta, 4

37131 Verona VR

Email Address

info@mediciperlapace.org

Contattaci

(+39) 045 8401310

Nepal, proteste e disordini

Gli effetti dei tumulti in Nepal sulla popolazione più vulnerabile e sui progetti sanitari dell’organizzazione veronese Medici per la Pace ODV

L’8 settembre è giunta inaspettata la notizia di una improvvisa esplosione di violenza a Kathmandu, capitale del Nepal, che ha portato alla morte di oltre 20 manifestanti e oltre 400 feriti.

La causa scatenante delle rivolte è stata la decisione del Governo nepalese, avvenuta il 4 settembre, di vietare l’utilizzo di 26 piattaforme social — tra cui Facebook, Instagram, WhatsApp, X, YouTube – giustificata da motivazioni di conformità normativa. Tale decisione è stata percepita dalla popolazione, in particolare dalle fasce più giovani, come una minaccia alla libertà di espressione e di informazione, ed è andata a sommarsi a un sentimento diffuso e già radicato da tempo di frustrazione verso la corruzione e il nepotismo che caratterizzano gli organi decisionali del Paese himalayano. Le proteste in corso in Nepal riprendono movimenti simili avvenuti in Sri Lanka nel 2022 e in Bangladesh nel 2024, evidenziando la crescente insoddisfazione giovanile nelle economie in difficoltà della regione. L’attuale crisi non sembra circoscritta a una sola vertenza: rappresenta un momento di rottura profonda, con richieste di riforme politiche sistemiche.

Il 9 settembre le proteste si sono diffuse in tutto il Paese: migliaia di giovani — molti studenti e studentesse, parte della cosiddetta “Generazione Z” — hanno preso parte ai cortei iniziati nelle prime ore del mattino nella zona di Maitighar Mandala, a Kathmandu, dirigendosi verso il Palazzo del Parlamento, che è stato dato alle fiamme, e verso altri edifici governativi. Le forze dell’ordine hanno risposto con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua, proiettili di gomma e munizioni reali. Secondo le fonti ufficiali, il bilancio è drammatico: almeno 20 morti tra i manifestanti (di cui 17 solo a Kathmandu), oltre a centinaia di feriti che le strutture ospedaliere locali faticano ad accogliere.

Prima il Ministro dell’Interno Ramesh Lekhak e poi il Primo Ministro Khadga Prasad Oli si sono dimessi, mentre il governo ha annunciato la revoca immediata del bando sui social media, sperando di calmare la tensione. Nonostante il dietrofront, i manifestanti stanno continuando a manifestare chiedendo riforme strutturali e un nuovo corso politico.

Le autorità hanno imposto un coprifuoco in alcune aree di Kathmandu e in altre città come Birgunj, Pokhara, Butwal, Itahari, Damak e Bhairahawa. Contestualmente, è stata avviata la mobilitazione dell’esercito per ristabilire l’ordine e controllare le aree più calde. Le tensioni stanno avendo ripercussioni anche sui trasporti: l’aeroporto di Kathmandu è stato temporaneamente chiuso. Molti Paesi, tra i quali l’Italia, stanno sconsigliando ai propri connazionali di recarsi in Nepal. La popolazione locale è in questo momento barricata in casa, e le scuole sono chiuse.

L’associazione veronese Medici per la Pace ODV, che opera in Nepal da oltre un decennio con progetti di tutela della salute per le persone più vulnerabili, è in costante contatto con i propri contatti locali per monitorare l’evoluzione della situazione e il suo impatto sui progetti attivi: nei giorni precedenti all’inizio della crisi, l’organizzazione stava svolgendo dei campi mobili odontoiatrici, cardiologici e ginecologici gratuiti sia a Kathmandu, che nei villaggi circostanti e nelle vallate himalayane. Un team di dentisti locali è stato raggiunto dalla notizia delle violenze mentre operava presso le comunità a oltre 5.000 metri di quota, ed è ora in attesa di aggiornamenti sulla possibilità di rientrare nella capitale. Le attività dei progetti sono in questo momento sospese per tutelare la sicurezza delle beneficiarie, dei beneficiari e dello staff. Anche la missione di monitoraggio in loco degli operatori italiani, già organizzata per il prossimo ottobre, è ora a rischio.

In Nepal, le cure mediche e le iniziative di prevenzione sono carenti e di difficile accesso per la maggior parte della popolazione, che vive in stato di indigenza e isolamento geografico. Progetti come quelli realizzati da Medici per la Pace servono a garantire che anche chi è più vulnerabile possa usufruire di servizi di tutela della salute. Quanto accaduto negli ultimi giorni mette a rischio la prosecuzione di queste iniziative di prossimità, a svantaggio di chi già incontra notevoli ostacoli nel riconoscimento dei propri diritti fondamentali. Il referente dei progetti di Medici per la Pace in loco descrive una situazione particolarmente critica: “In questo momento il coprifuoco costringe tutti a rimanere chiusi in casa: i bambini non vanno a scuola e gli adulti non possono recarsi al lavoro. La maggior parte delle persone qui vive con ciò che guadagna nel corso della giornata: perdere anche un solo giorno di lavoro mette a rischio la sopravvivenza delle famiglie. Capiamo i motivi che stanno spingendo i giovani a protestare, ma siamo preoccupati degli effetti delle proteste su chi è più vulnerabile”.

Medici per la Pace continua a monitorare l’evoluzione delle manifestazioni, con l’impegno di tutelare la sicurezza dei propri beneficiari, volontari e collaboratori, e di rendere possibile il proseguimento delle attività sanitarie in corso nonostante le difficoltà e l’imprevedibilità della situazione sociale e politica.

Ultime news

Ecuador, una nuova iniziativa a supporto delle donne Shuar

Bhutan, un nuovo progetto pilota di odontoiatria sociale

Un nuovo inizio per “Medicina di Comunità” a Verona.